10 febbraio 2012

A Bigger Splash

A Bologna siamo nel pieno dell'Era Glaciale e, nell'attesa del disgelo, proseguo con i soliti voli pindarici.
E chi l'avrebbe detto che desiderassi arrampicarmi proprio in Svizzera, di cui conservo sporte di aneddoti  sulla mia folkloristica infanzia?!
Bene, cambierò cantone senza traumi climatici. 
Mi porto questa moda dell'emergenza che fa spessore.
Lascio la Lapponia con la mia personale teleferica che sbatterà direttamente sulla torre Freitag, mi guardo giusto in giro, e poi mi dirigo al Museum für Gestaltung.
E faccio splash, A Bigger Splash.
Cento anni di Graphic Design svizzero! 
E lo devo ammettere. 
Questa volta sì. Da-bùn
Riesco persino a dimenticarmi della fonetica (per intenderci quella che stravolge il sole in tzole e il tunnel in tiiiunnel con una manciata di umlaut gratis, cioè gratitz) e dei ticinesismi audaci (del tipo chiamare i saldi azione e l'autobus la posta,...oppure sentirsi rispondere alla domanda "come stai?" con un bel " Eh te, a rigore bene").
La grafica svizzera si è sempre distinta (e sono consapevole di quanto il gergo bancario sia congenito e ingerisca indebitamente ciò che è di altrui pertinenza).
Riesco finalmente a scorgere - con i miei occhi nuovi - persino il fascino poco discreto delle insegne di banche e benzinai. 
Per non parlare della grafica delle shopping bags che hanno trasportato i miei nutrimenti, dalla nascita alla tarda adolescenza. 
Le stesse che hanno iniziato poi a occultare i contrabbandi di pannolini e ciucci
Quanti ricordi...

Urca - e loro dicono orca - sono arrivata.
Ave Confoederatio Helvetica! 
Guten Abend CH!

Nulla è cambiato. Tutto è meraviglioso da sempre.


Carlo Vivarelli, Merce svizzera, 1952, Poster © ZHdK.

E+U Hiestand, ABM Plastic Bag, 1960s. Photo: Umberto Romito © ZHdK.

Migros-Hochhauses in Zürich, 2006, © Wirz Corporate

Anonym
UHT, Pocket Radio, Entwurf, 2001, © Schweizer Milchproduzenten SMP

Fussweg, Verkehrsschild, Bundesamt für Strassen ASTRA, Foto: Umberto Romito, © ZHdK

Anonym
Let’s groove to the Früehligsputz!, Party-Flyer Kanzlei, 1997 © Museum für Gestaltung Zürich,
Grafiksammlung, © ZHdK


05 febbraio 2012

Freevoli

Lo ammetto, i viaggi che mi faccio con Pinterest non hanno precedenti. 
Tutti quei geni del design scandinavo e di lontane contee statunitensi riversati nella stazione di Pinterest. 
Pinterest non è un semplice raccordo.
Pinterest è come andare a Hong Kong sapendo di dover morire da lì a breve. 
L'espressione non cambia: gli occhi fuori dalle orbite e le labbra che non si incontrano mai. 
Lo stesso occhio bovino che verrebbe a chiunque chiuso in un vagone della skyline mentre saetta tra grattacieli e sinfonie elettriche.
Pinterest è l'evasione dalle brutture.
La mia personale panacea, rimedio indiscutibile per farmi cullare nell'estetica del gusto. 
Infiniti binari che si intersecano e crescono. 
Idee, ispirazioni, conferme, desideri e utopie.
Ok, il viaggio di un'effimera farfalla che si perde in frivolezze e vanità.
Ma la leggerezza di questa scampagnata mi fa tanto bene.

E sono convinta che faccia altrettanto bene trasmettere ai propri figli un'indicazione estetica.
Loro, due dei quali terribilmente poco sobri.
Io, che con i miei arabeschi dentro, recido i fronzoli che sbucano fuori.
Lo dico, questo è il mio periodo minimal: pettino trecce e spigati e mi impacchetto solo con tinte piatte.
(E qualcuno sa che i pantoni - in questo mio specifico frammento evolutivo - la fanno da padroni).

Dicevo i bambini.
Vanno educati, semplicemente educati regalando loro stimoli combinatori.
E mettendogli nelle mani non i componenti ma I complementi giusti!
Mentre la mamma sogna la Triplex Lamp da appendere in mansarda - sbavando davanti a Pinterest - ecco che i miei piccoli progettisti d'interni mi arredano il soggiorno con la loro Modern Playhouse.
E l'entusiasmo con cui lo fanno mi conferma quanto faccia bene pensare al vano, nella sua duplice accezzione.




02 febbraio 2012

Sturm und Drache und Scheisse.

"So che finché vivo niente mi giustifica,

perché io stessa mi sono d’ostacolo. 

Non avermene, lingua, 

se prendo in prestito parole patetiche, 

e poi fatico per farle sembrare leggere."

(Wislawa Szymborska, Un po’ che non ci si vedeva.)



Un inciso.

A questo punto il mio vecchio, canuto e defunto prof. di lettere del liceo - bacchetta di legno alla mano - mi avrebbe invitata ad alzarmi in piedi ed esortata a pronunciare alla classe il trittico:

"Signorina, il trittico, lo dica  a tutti, il trittico!"
E io, con voce ferma, avrei recitato: "Testo, parafrasi e contesto".

Ce l'ho tatuato col torchio di Guthemberg io, il trittico.
Ma lui è defunto e io mi sono allargata al destino delle associazioni e, delle volte, preferisco valicarlo, il contesto. Fine inciso.


Pare che io, secondo lo zodiaco cinese, appartenga al segno del Drago.
E visto che il 2012 si sta dimostrando più spregevole di Cholon (la chinatown di Ho Chi Min City), sono andata pure a scovare il mio destinpopolarcinese su www.astro144.it. 
Uno a caso e, tò che culo, il peggiore di tutti i siti:

"Per il drago il proprio anno è più o meno accettabile. Non avrà seri problemi e non ci saranno grandi sorprese. Raggiungerà senz'altro i suoi obbiettivi se si da un po' di pena.

1ª metà dell'anno:  La prima metà dell'anno non riserva sorprese al drago.

2ª metà dell'anno:  Nella seconda metà dell'anno tutto continuerà soddisfacente e senza sorprese." 


Lo ribadisco e sarà l'ultima volta: gran bell'anno di merda o di pena, se preferite.
E - per una stitica - la merda è patetica e pure leggera.




30 gennaio 2012

Falli Mentali (alla terza)

Logica lo sono poco, ma nella necessità - e questo si dà il caso lo sia - sono più propensa a scardinarmi secondo il modus baroco.
Gli elementi non mi mancano:

٧ variabili individuali
٧  connessioni
٧  implicazioni
٧  condizionali
٧  quantificatori esistenziali
٧  parentesi

Pertanto:
Tutti gli umani sono persone.
Alcuni uomini non sono persone.
Alcuni uomini non sono umani.

A questo punto declino la voce "parentesi" con:

- complicazioni
- limiti
- modi
- mode

Per dire che, saltando qualche passaggio del tutto personale, alcuni uomini non ce la possono proprio fare.
Fallimentari e fallaci cadono (they fall) sui modi, elevandoli a mode che poi si conformano a classici.
Ma attenzione, nessun viaggio nell'antica civiltà greca e romana, rimaniamo nella modernità del calcestruzzo armato.
E qui il conglomerato continua a fare presa. 
Nel punto sbagliato.

07 gennaio 2012

Di solito mi sento abbastanza giù. Le altre volte, mi sento giù del tutto. W. Allen

Nel frattempo è cambiato anno e il trapasso è avvenuto a colpi di martello pneumatico, con il moto perpetuo e perforante che demoliva le mie membra già da un paio di giorni. 
Dunque trapasso inutile. Senza lenticchie e senza acini d'uva.
Digiuna, collassata in orizzontale, parametri fisiologici molto alterati, stato di vigilanza praticamente nullo.
Imprigionato in un appartamento di Barcellona, nonché al mio capezzale, un marito distrutto moralmente per aver constatato che i tortellini Buitoni venduti in Spagna non corrispondono a quelli italiani... e da lì tutta un'apologia sugli alimenti italiani prodotti unicamente per il mercato estero e i morti cani.
I bambini inchiodati davanti alla tv e alle prodezze di baldi catalani che si cimentavano in giochi di abilità e scommesse astruse del tipo far cadere un uovo dentro a un bicchiere d'acqua spingendolo a colpi di manico di scopa o far finire un biscotto dalla fronte direttamente in bocca facendoselo scivolare lungo il viso. 
Ecco, robe di questo tipo.
Robe che forse sono equiparabili a quando, da bambine, io e le mie cugine eravamo costrette a sorbirci il count down di Marisa Laurito sulla rai. E anche in quelle ripetute occasioni, ricordo che c'era sempre un bambino agonizzante sul divano.
Bè,  la febbre a quaranta per due giorni e il trito d'ossa in abbinamento non credo facesse finora parte della mia anamnesi. 
Ora sì. E compete con il ricovero del primo dell'anno di dodici anni fa, di quando mi hanno "trattenuta" in ospedale ad Alghero per togliermi siringhe di pus dalle tonsille. Inutile appuntare che avevo seguito i suggerimenti degli amici festaioli la notte precedente che, premurandosi di non lasciarmi giammai il bicchiere depredato, incitavano sincopati "Ajò, bevvvi whisky che sfiamma". 
E mia mamma, presentandomi all'otorinolaringoiatra, un po' si era vergognata di quella figlia visibilmente stordita.
Ma adesso io ci tornerei per farmi liberare da questo espettorato: MATERIALE SECRETO MUCOVIRULENTO ESCI DA QUESTO CORPO!
Catarro, lo so, si chiama catarro. Si è posseduto di me scatenando e assecondando una personale predisposizione iconografica che cerca di dare forma e riconoscibilità ai mostri fitomorfici che albergano dentro la mia gabbia toracica. 
E così, mi immagino lo schieramento ordinato delle Costole Stremate contrastare le frange resistenti dell'esercito del Santo Albero Bronchiale. 
Insomma, un po' come le radici degli alberi di Angkor che crepano le mura di templi millenari. 
Sfogo: non ce la faccio più.
Il nuovo anno è iniziato e io non riesco a intravedere il ben che minimo barlume di ottimismo.
Non che prima io lo fossi, ottimista. Diciamo che ho la tendenza a ritenere che le sfighe siano piuttosto permanenti, cioè molto durature, a percepirle come pervasive di tutta la vita e a farne una questione personale. L'anticamera per la depressione? 
Forse mi ha sempre salvata la convinzione che le situazioni negative - chiamiamole così - sono esigue: può sempre andare peggio e comunque, probabilmente, ci sono problemi più gravi.
Caro 2012 - facciamo finta che tu sia babbo natale, tanto qui arriva sempre quando cazzo pare a lui - non ti chiedo l'iphone, non ti chiedo l'ipad, rinuncio anche alle Jelly Belly che compro di nascosto, ma per pietà, liberami dal mio male e, visto che sei pure bisestile, una a tantum, sfregiami e ottundimi con la sindrome di Pollyanna. E dai.

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